Private debt sostenibile e filiere agroalimentari


I mercati privati crescono e raggiungono cifre importanti. Stando alle stime di AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt), nell’ambito del private debt nel 2024 la raccolta si è attestata a €1,36 miliardi, con i fondi pensione e le casse di previdenza prima fonte di raccolta. Nello stesso anno, gli investimenti nel settore del debito privato hanno sfiorato i €5 miliardi. Cresce anche l’attenzione verso la sostenibilità. Secondo dati del Fondo europeo per gli investimenti, in Europa il 13% dei fondi di private debt considera essenziali i fattori ESG nelle valutazioni, e il 75% ha incorporato valutazioni legate alla sostenibilità nelle strategie di investimento.

Grazie proprio alla crescente integrazione dei criteri ESG, il private debt può rappresentare un utile strumento per supportare la transizione ecologica dei settori investiti, come l’agroalimentare. Le filiere agricole sono infatti tra quelle con maggiore impatto sulla biodiversità, e generano quote importanti di emissioni climalteranti: il 23% delle emissioni di origine umana di gas serra e quasi il 50% di quelle di metano proviene infatti proprio da agricoltura, silvicoltura e allevamento.

Gli investitori possono in diversi modi contribuire alla riduzione degli impatti ambientali e sociali delle filiere agricole. Alcune possibili azioni: finanziare aziende esportatrici strategiche in settori chiave, finanziare aziende per cui mitigare il rischio di sostenibilità è essenziale, strutturare il rischio di credito nei mercati avanzati e migliorare l’impatto in quelli emergenti, usare il credito come strumento di transizione, con target integrati nel contratto di prestito, abbassando il rischio di credito nel lungo termine.

Questi e altri temi sono stati al centro dell’SRI Breakfast “Sustainable Private Credit: come generare valore e impatto”, organizzato dal Forum in collaborazione con SAIL Investments. Qui sono disponibili i materiali dell’incontro.