Sfide climatiche, disuguaglianze sociali e perdita di biodiversità hanno aumentato la consapevolezza che i rischi ambientali, sociali e di governance (ESG) possano incidere significativamente sulla stabilità finanziaria delle imprese. In letteratura, è ampio il dibattito su come gli investimenti in sostenibilità influenzino il valore aziendale. Secondo la cosiddetta over-investment view, investire in ESG potrebbe distogliere risorse da impieghi più redditizi. Al contrario, secondo la stakeholder view, punteggi ESG elevati contribuiscono a ridurre i rischi operativi e reputazionali, a migliorare l’immagine dell’impresa e a contenere il costo del capitale. Le evidenze empiriche più recenti sembrano confermare questa seconda prospettiva, specie in momenti di forte volatilità dei mercati, anche se non mancano studi che avvalorano la tesi opposta.
In questo contesto si inserisce la decisione delle principali agenzie di rating, come Fitch, S&P e Moody’s, di includere i fattori ESG nelle proprie metodologie di valutazione del merito creditizio. Una scelta che potrebbe spingere le imprese, comprese le banche, a rivedere le proprie strategie di investimento, riconoscendo come vantaggioso il conseguimento di punteggi ESG elevati. Anche nell’ottica dell’over-investment, investire in sostenibilità potrebbe rivelarsi non solo compatibile con la redditività ma anche funzionale al miglioramento della valutazione creditizia e del rating aziendale.
Lo studio effettuato si concentra sul settore bancario, snodo cruciale delle scelte strategiche del sistema economico. L’analisi conferma che le agenzie di rating tengono in considerazione i punteggi ESG, in particolare quelli ambientali e sociali. Lo score ambientale risulta più rilevante di quello sociale nella formazione del giudizio sul credito. Tuttavia, i punteggi ESG risultano negativamente influenzati da indicatori finanziari come il margine di interesse netto (NIM) e il ritorno sugli attivi (ROA): le banche più redditizie sembrano meno propense a investire in sostenibilità, trattandola ancora come un costo. Una scelta che appare giustificabile, in quanto l’effetto diretto, positivo, del NIM sul rating resta più rilevante dell’impatto negativo associato a punteggi ESG più bassi. La scomposizione degli effetti, in sostanza, mostra che, nella determinazione del rating, i parametri di redditività tradizionale pesano di più della sostenibilità.
Queste considerazioni spiegano perché, ad oggi, le banche siano ancora riluttanti nel perseguire strategie ESG. Tuttavia, se l’impegno delle agenzie di rating a valorizzare la sostenibilità venisse confermato, o addirittura rafforzato, si potrebbe innescare un cambiamento strutturale: i fattori ESG non sarebbero più percepiti come una voce di costo, ma come una leva strategica per migliorare la resilienza e l’accesso al capitale. Una sfida e al contempo un’opportunità per l’intero sistema finanziario.
Elena Stanghellini, Università degli Studi di Perugia
Barbara Guardabascio, Università degli Studi di Perugia
Carmine Da Fermo, Sella SGR
