Il QFinLab (Laboratorio di Finanza Quantitativa del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano) cura ogni anno un rapporto sui bilanci di sostenibilità delle società quotate italiane. Il rapporto è giunto alla IV edizione. Per redigere il rapporto sono state utilizzate informazioni contenute nei bilanci di sostenibilità delle società quotate. Al 15 settembre 2025, sono stati raccolti i bilanci di 162 società: 39 appartenenti all’indice Ftse-Mib, 55 al segmento Mid Cap, 68 al segmento Small Cap. L’analisi è la più esauriente e tempestiva tra quelle disponibili.
Il rapporto permette di fare il punto sullo stato della rendicontazione delle società quotate in materia ESG. L’analisi dei dati mostra alcune tendenze:
- Assistiamo a un consolidamento della reportistica su temi non finanziari e a un miglioramento significativo riguardo al livello di copertura del campione. I dati relativi ai pilastri E (Environment) e G (Governance) sono disponibili per un ampio insieme di società (con punte superiori al 90%); le informazioni sul pilastro S (Social) sono invece meno disponibili.
- I dati sul pilastro E evidenziano segnali contrastanti. L’utilizzo di energia, carburante e materiali rinnovabili mostra una diminuzione rispetto all’anno precedente mentre il dato sulle emissioni è in miglioramento, così come quello sulla produzione di rifiuti per dipendente. La riduzione osservata nel caso dei primi indicatori è da imputare al fatto che i criteri di rendicontazione stanno divenendo più rigorosi e che molte aziende hanno iniziato a riportare l’informazione. Si osserva una forte eterogeneità a livello dimensionale: le aziende di grandi dimensioni sono tendenzialmente più virtuose sul fronte delle emissioni e dell’utilizzo dei materiali rinnovabili.
- Il pilastro S risulta essere meno ricco di informazioni. Non è facile catturare questa dimensione di una società utilizzando indicatori quantitativi. La forza lavoro è composta per il 37% da donne, un dato in diminuzione rispetto allo scorso anno; la percentuale di forza lavoro femminile è meno elevata nei ruoli apicali. Il rapporto donna/uomo riguardo alla remunerazione si colloca tra l’85 e il 90%; il dato non dipende in misura significativa dalla mansione. Inoltre, le società di piccole dimensioni presentano in media un rapporto meno elevato.
- In continuità con un trend che perdura da molti anni, la quota del primo azionista delle società quotate è in aumento mentre quella rappresentata dal mercato è in diminuzione. Gli investitori istituzionali svolgono un ruolo importante come azionisti rilevanti diversi dal primo, principalmente nelle società di medie-grandi dimensioni. Le banche e le compagnie di assicurazioni hanno invece un ruolo marginale come azionisti non di controllo. Il peso dello Stato come azionista è stabile e limitato. La tendenza va verso un aumento della concentrazione dell’azionariato piuttosto che verso un modello ad azionariato diffuso.
- La qualità del governo societario delle società quotate appare buona sul piano formale. La quota di amministratori indipendenti è in lieve aumento rispetto allo scorso anno ed è più elevata nelle società di grandi dimensioni. La presenza di amministratori indipendenti è minore nel caso del comitato Nomine rispetto agli altri comitati (Rischi e Remunerazione). La pratica dell’informativa pre-consiliare e la procedura di autovalutazione del Consiglio sono diffuse in molte società, quella di successione dell’amministratore delegato lo è in misura molto minore.
- Le società appartenenti all’indice Mib ESG mostrano valori degli indicatori allineati a quelli dell’indice FTSE Mib, con alcune variazioni in positivo per il pillar E. Le differenze non sono statisticamente significative.
In materia di sostenibilità si usa spesso l’espressione ‘‘learning curve’’, che sta a indicare come le aziende non debbano solo mettere in atto azioni sul fronte della sostenibilità, ma anche imparare a misurare il fenomeno e a riportare le informazioni. Questo rapporto mostra che i pilastri E e G sono ben consolidati sul fronte dell’affidabilità della rendicontazione, le informazioni sul pilastro S sono invece meno ricche e affidabili. Sul fronte ambientale le società mostrano miglioramenti (soprattutto sul dato delle emissioni), mentre sugli altri due pilastri il quadro è sostanzialmente stabile.
Un dato da segnalare è che l’appartenenza all’indice ESG non sembra ancora avere un valore segnaletico riguardo al fatto che la società sia più virtuosa sul fronte della sostenibilità.
Il rapporto ESG 2025 del QFinLab, a cura di Emilio Barucci e Alberto Polidori, è disponibile sul sito Qfinlab.polimi.it.
Emilio Barucci, Professore ordinario di Metodi Matematici dell’Economia e delle Scienze Attuariali e Finanziarie, Politecnico di Milano
