Transizione energetica e finanza sostenibile


Dal 2010, grazie alle rinnovabili, si è registrata una riduzione delle importazioni di carbone (–700 mln di tonnellate) e gas (–400 mld m3) a livello globale (dati IEA). Solo nel 2023, senza le rinnovabili, l’import di fossili sarebbe sato maggiore del 45%.

Il percorso della transizione è dunque già avviato e le stime parlano di un aumento della potenza rinnovabile installata di 4.600 GW entro il 2030, basata per l’80% sul solare fotovoltaico. Allo stesso tempo, i dati sulle emissioni segnalano l’importanza di proseguire su questa strada per invertire del tutto la rotta. Nel 2024, secondo il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) le emissioni di CO2 legate all’utilizzo delle fonti fossili hanno continuato ad aumentare (+1,1%) e sono arrivate a rappresentare il 69% delle emissioni totali.

L’obiettivo dovrebbe essere il raggiungimento dell’equilibrio energetico, cioè una condizione di sostenibilità nel tempo, in cui i flussi energetici sono ottimizzati e i flussi economici associati si bilanciano.

Per contenere il riscaldamento globale entro i 2°, gli investimenti in mitigazione dovrebbero aumentare di 9 volte e quelli in adattamento di 13 volte. Un sistema in equilibrio (o positivo) contribuirebbe anche ad attrarre gli investitori privati, che possono svolgere un ruolo fondamentale nella transizione. Un sistema con  queste caratteristiche, infatti,  genera rendimenti prevedibili e stabili, beneficia di incentivi pubblici o green bond e migliora la valutazione ESG del portafoglio.

Questi e altri temi sono stati al centro del webinar “Verso un nuovo equilibrio energetico: sfide e traiettorie della transizione”, organizzato dal Forum in collaborazione con Natixis Investment ManagersQui sono disponibili i materiali dell’incontro.