ETS: il carbonio costa poco. Per chi investe è un segnale da leggere bene


Il prezzo delle quote di CO2 resta sotto la soglia che renderebbe conveniente la transizione. Per chi investe è un segnale, ma il nodo vero non è trovare il prezzo “giusto”: è credere che a quel prezzo ci si arriverà davvero. Ecco cosa significa, e con quali strumenti muoversi già oggi.

Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’EU ETS, è lo strumento con cui l’Unione europea spinge le imprese più inquinanti a ridurre le proprie emissioni di CO2. Funziona così: ogni azienda regolata (energia, industria pesante, aviazione) deve possedere una quota, chiamata EUA, per ogni tonnellata di CO2 che emette. Chi inquina di più deve comprare quote sul mercato. Chi inquina di meno può venderle.

Dal 2018 le EUA sono classificate come strumenti finanziari. Questo significa che non le comprano solo le aziende obbligate a farlo, ma anche banche, fondi e investitori privati che vedono il carbonio come una vera asset class, con un proprio prezzo, una propria volatilità e una propria logica di investimento.

Il prezzo oggi è basso. Ecco perché conta

Nelle ultime settimane una tonnellata di CO2 si è scambiata attorno agli 80 euro. In una ricerca condotta al Politecnico di Milano, abbiamo calcolato quale dovrebbe essere il prezzo del carbonio perché diventi conveniente passare dai combustibili fossili all’idrogeno verde, la tecnologia più pulita oggi disponibile per sostituire il petrolio e il gas nei processi industriali. Il risultato: 100-110 euro a tonnellata.

Il prezzo di mercato, quindi, è sotto il valore che renderebbe davvero conveniente la transizione energetica. Per un investitore questo dato ha due letture.

Prima lettura: c’è margine di crescita. Se l’Unione europea manterrà i suoi obiettivi di decarbonizzazione (neutralità climatica entro il 2050), il prezzo del carbonio dovrà salire verso quella fascia di 100-110 euro. È il livello, proiettato nei prossimi anni, che rende conveniente sostituire i combustibili fossili con l’idrogeno verde, cioè la condizione economica perché quel passaggio si realizzi e l’Europa raggiunga il suo obiettivo. Il valore delle quote EUA è quindi sostenuto da un obiettivo di politica climatica di lungo periodo, non da semplice speculazione.

Seconda lettura: il mercato non è ancora convinto. Se il prezzo resta stabilmente sotto quella soglia, vuol dire che gli investitori si aspettano una transizione più lenta, più incerta o più costosa di quanto la politica climatica promette. Non è un problema di trovare il prezzo “giusto”: è un problema di credibilità. Il mercato deve credere che a quel prezzo, fra qualche anno, ci si arriverà davvero.

Un altro elemento da monitorare è l’EU ETS 2, il sistema che estenderà lo scambio di quote a trasporti ed edilizia. Partirà nel 2028: il Consiglio e il Parlamento europeo hanno confermato il rinvio di un anno rispetto alla data originaria del 2027. Questo allargamento del mercato è un ulteriore fattore che può sostenere i prezzi nei prossimi anni.

Come si investe oggi nel prezzo del carbonio

Per un investitore retail, comprare direttamente quote EUA sul mercato non è pratico: servono conti dedicati e accesso a piattaforme professionali. Esistono però alcuni ETC (Exchange Traded Commodity) quotati in borsa e accessibili tramite un normale conto titoli, che replicano il prezzo del carbonio. I costi annui si aggirano di solito attorno allo 0,85-0,9% (considerando l’insieme dei costi di gestione e negoziazione) e questi strumenti si dividono in due tipi, a seconda di come costruiscono l’esposizione.

Il primo tipo replica l’andamento dei futures sulle EUA. Sono strumenti sintetici: non detengono quote fisiche, ma una posizione in contratti futures che viene rinnovata periodicamente (roll), di norma tramite uno swap con controparti bancarie. Ogni rinnovo comporta dei costi di negoziazione, cioè spread e commissioni per vendere il contratto in scadenza e comprare quello successivo.

Qui vale la pena essere precisi, perché il meccanismo non è quello classico delle materie prime fisiche. Le EUA non hanno costi di stoccaggio o di assicurazione: sono solo una registrazione elettronica nel registro dell’Unione Europea. Il premio dei futures rispetto al prezzo spot riflette quindi soprattutto il costo di finanziamento del capitale, non un costo fisico di custodia1.

Il secondo tipo è garantito da quote EUA fisicamente detenute. In questo caso, non essendo legato ai futures, non subisce l’effetto del contango, e il suo rendimento segue più da vicino il prezzo spot, anche se i costi annui restano nell’ordine di quelli del primo tipo. Ogni quota fisica acquistata, inoltre, viene sottratta al mercato, un dettaglio che alcuni investitori orientati alla sostenibilità trovano rilevante.

Entrambi gli strumenti sono negoziabili come un normale ETF, con le stesse modalità di acquisto e vendita.

E per gli investitori professionali?

Chi opera con dimensioni istituzionali ha accesso a un ventaglio più ampio. Sul fronte dei derivati, i futures e le opzioni EUA su ICE2 ed EEX3 (contratti standard da 1.000 EUA, con leva, long o short) permettono esposizione diretta e strategie di copertura. Tra le strategie di rendimento più note c’è il cash & carry, che permette di monetizzare il contango strutturale del mercato. È inoltre possibile aprire un conto diretto nel Registro dell’Unione europea, riservato alle entità registrate, per detenere EUA fisiche senza passare da un ETC. 

Un ultimo punto, però, vale per tutti e non solo per gli istituzionali: il carbonio ha mostrato una correlazione storicamente bassa con azionario e obbligazionario tradizionali, il che lo potrebbe rendere un utile elemento di diversificazione di portafoglio.

Un quadro coerente per la finanza sostenibile

Il prezzo di mercato (circa 80 euro) resta nella parte bassa della fascia stimata (100-110 euro) necessaria per rendere conveniente la transizione verso l’idrogeno verde. Gli strumenti per investire in questo mercato esistono già e sono operativi, sia per il retail sia per i professionali; quindi, chi condivide questa lettura può prenderne posizione fin da oggi. Ma è bene essere chiari su cosa si sta comprando: una EUA non genera alcun flusso di cassa. Non paga dividendi come un’azione, non paga cedole come un’obbligazione. Tutto il rendimento dipende dall’apprezzamento del prezzo, e quel prezzo dipende a sua volta da una cosa sola: quanto il mercato crede che la politica climatica europea manterrà i suoi obiettivi.

Questo è anche il rischio principale dell’investimento: un cambio di rotta politico o regolatorio, una revisione al ribasso dei target, un allentamento del tetto alle emissioni, un ulteriore rinvio dell’EU ETS 2 oltre il 2028, può pesare sul prezzo indipendentemente da quanto sia solido il ragionamento economico di fondo.

C’è inoltre un aspetto rilevante per la finanza sostenibile: nei mercati cap-and-trade il capitale privato non finanzia un progetto specifico, come accade con un green bond, ma può partecipare direttamente al meccanismo di prezzo che rende l’economia più pulita. Se oggi il prezzo è basso perché il mercato non crede fino in fondo alla politica climatica, l’ingresso di capitale orientato alla sostenibilità diventa quindi un fattore attivo. In questo contesto, per gli investitori professionali le EUAs possono rappresentare una componente strategica del portafoglio, sia per finalità di diversificazione sia come investimento coerente con obiettivi di sostenibilità e di lungo periodo. Per gli investitori retail, invece, scegliere ETC con esposizione fisica significa preferire strumenti che detengono realmente le quote e le sottraggono al mercato, invece di replicarne soltanto il prezzo attraverso i futures. È un meccanismo di trasmissione diverso da quello della finanza sostenibile tradizionale, ma coerente con la stessa logica: allineare gli incentivi di mercato agli obiettivi di decarbonizzazione.

Lorenzo Gambini (Politecnico di Milano)

 

 

Note

1 C’è però un effetto ulteriore, che l’investitore paga nel tempo. Quando il contratto in scadenza vale meno di quello dell’anno successivo (una curva in contango, la norma per le EUA dal 2017), a ogni rinnovo si vende più basso e si ricompra più alto. Anche a prezzo del carbonio invariato, questo si traduce in un rendimento inferiore rispetto al semplice andamento del prezzo spot. Non è una commissione: è un effetto di prezzo legato alla forma della curva dei futures, e si somma ai costi di negoziazione appena visti.

2 Intercontinental Exchange

3 European Energy Exchange