Nel percorso verso un’economia circolare, l’eco-innovazione rappresenta una leva fondamentale per coniugare crescita economica e tutela ambientale. Per le imprese, tuttavia, sviluppare processi e prodotti a minore impatto ambientale richiede spesso investimenti rilevanti, caratterizzati da elevata incertezza, forte contenuto immateriale e ritorni difficili da valutare ex ante. Tali caratteristiche possono accentuare le asimmetrie informative tra imprese e finanziatori e, di conseguenza, aumentare i vincoli finanziari che ostacolano gli investimenti in eco-innovazione. In questo contesto, il ricorso al multiaffidamento, ovvero il mantenimento simultaneo di relazioni creditizie con più banche, può rappresentare una leva in grado di facilitare l’attività di eco-innovazione delle imprese?
Uno studio condotto su un campione rappresentativo di 740 imprese manifatturiere italiane prova a rispondere a questa domanda, esaminando la relazione tra multiaffidamento ed eco-innovazione. I dati, raccolti nel 2025 attraverso un’indagine CATI/CAWI, permettono di distinguere tra innovazioni di processo e di prodotto, nonché tra innovazioni nuove soltanto per l’impresa e innovazioni nuove per il settore o per il mercato.
I risultati dello studio mostrano che le imprese che intrattengono molteplici relazioni bancarie hanno una maggiore probabilità di introdurre eco-innovazioni di processo, mentre non si riscontra un analogo effetto per le eco-innovazioni di prodotto. Inoltre, il contributo positivo del multiaffidamento si concentra sulle innovazioni di processo nuove per l’impresa, senza estendersi a quelle più radicali, nuove per il settore o per il mercato. Questi risultati possono essere spiegati dalle differenze nel profilo di rischio delle due tipologie di eco-innovazione e nelle conseguenti asimmetrie informative. Le innovazioni di processo sono generalmente percepite come investimenti incrementali e meno rischiosi, più facili da valutare e monitorare. Al contrario, le innovazioni di prodotto sono di norma più rischiose e “dirompenti”, poiché comportano maggiore incertezza, opacità informativa e dipendenza dall’accettazione del mercato. Questi elementi accentuano l’asimmetria informativa tra imprese e finanziatori e possono rendere le banche riluttanti a finanziare tali progetti anche in presenza di molteplici relazioni bancarie.
In sintesi, i risultati dello studio suggeriscono che le politiche a sostegno della transizione verde dovrebbero considerare i diversi fabbisogni finanziari associati alle diverse forme di eco-innovazione. Il credito bancario tradizionale appare infatti più adatto a sostenere investimenti incrementali e orientati ai processi, meno rischiosi e più facilmente valutabili e monitorabili. Al contrario, eco-innovazioni più incerte e dirompenti, come quelle di prodotto, richiedono strumenti finanziari alternativi, maggiormente adatti a investimenti caratterizzati da elevata incertezza tecnologica e commerciale.
Mauro Aliano (Università di Ferrara), Giuliana Birindelli e Pierluigi Martino (Università di Pisa)
