Morningstar lancia un rating di sostenibilità per i fondi retail


Morningstar, la società specializzata in ricerche finanziarie a livello globale (Nord America, Europa, Asia e Australasia) ha unito le forze con Sustainalytics, il noto ESG service provider. A partire dal proprio database ESG, Morningstar assegnerà un rating di sostenibilità a oltre 20 000 fondi, sulla base di ricerche relative agli aspetti ambientali, sociali e di buon governo societario.

L’iniziativa lancia un messaggio forte al settore finanziario e avrà ripercussioni importanti per i fondi. Eurosif ha intervistato Davide Pelusi (CEO Morningstar, Italy & Iberia) per approfondire il tema.

Quali fattori, interni o esterni, le hanno permesso di rendersi conto che i suoi client avevano bisogno di piú dai prodotti Morningstar?

Morningstar è da sempre impegnata nel fornire informazioni di alta qualità per aiutare gli investitori a prendere decisioni consapevoli. L’introduzione del Morningstar Sustainability Rating per i fondi rientra in questo impegno. L’investimento socialmente responsabile non è più un’attività di nicchia. Le nuove generazioni di investitori in tutto il mondo sono desiderose di conoscere se i prodotti che scelgono rispettano le migliori pratiche in tema di ambiente, società e corporate governance. Le ragioni principali sono due: allineare le scelte finanziarie con il proprio stile di vita e le proprie convinzioni o considerare questa tipologia di investimenti più redditizia.

Quali sono stati, secondo lei i cambiamenti piú significativi nell’industria che hanno favorito maggiormente il bisogno di trasparenza di criteri ESG?

Ci sono due livelli di cambiamento. Il primo è rappresentato dalle nuove generazioni che si affacciano sul mondo degli investimenti, i cosiddetti Millennials. Secondo una ricerca di Morgan Stanley, dal titolo Sustainable signals: the individual investor perspective (febbraio 2015), l’84% dei giovani nati dopo il 1980 è interessato a risparmiare in modo “sostenibile”, una percentuale molto più alta rispetto ai loro genitori e nonni. Il secondo è legato al mondo della gestione. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 1.400 asset manager nel mondo hanno firmato i sei principi per l’investimento responsabile elaborati nel 2006 dall’Onu (UNPRI), per un patrimonio in gestione di quasi 60 mila miliardi di dollari (dati a fine 2015).

Pensa che l’investimento sostenibile debba diventare parte degli investimenti tradizionali?
A differenza del passato in cui l’approccio socialmente responsabile consisteva essenzialmente nell’escludere determinati titoli, ad esempio i produttori di tabacco, oggi si fa strada un modo di investire che ha consapevolezza dei temi ambientali, sociali e di governo societario. Quindi, si tratta di impegnarsi attivamente in questa direzione. Pensiamo che il Morningstar Sustainability Rating contribuirà a questo cambiamento. Esso darà agli investitori la possibilità di comparare i fondi a livello globale sulla base di misure standard di sostenibilità. Il rating dirà come si comportano i portafogli in relazione ai fattori ESG, partendo dall’analisi dei singoli titoli sottostanti. In questo senso, è strategica la partnership con Sustainalytics, società specializzata nel settore che copre circa 4 mila aziende nel mondo e utilizza da 60 a 80 indicatori, basati su specifici schemi di ricerca per industria. Inoltre, conduce anche una valutazione degli eventi controversi o incidenti e del loro impatto.

Quali pensa che siano le implicazioni più importanti della vostra partnership per gli altri attori dell’industria?

La ricerca e il Sustainability Rating saranno di supporto agli investitori (gestori e risparmiatori) nelle loro decisioni di investimento. Grazie all’inserimento di questi dati nelle nostre soluzioni per i clienti, sarà più facile integrare le informazioni relative a ambiente, società e corporate governance nel processo di costruzione del portafoglio. Gli investitori potranno guardare ai fondi con lenti diverse, indipendentemente dal fatto che abbiano un mandato ESG specifico. Il rating, infatti, verrà dato a tutti i fondi che hanno le caratteristiche per ottenerlo (tra i requisiti fondamentali c’è il fatto che almeno il 50% dei titoli in portafoglio deve essere coperto dal giudizio di Sustainalytics). Pensiamo che il nuovo rating possa colmare la lacuna informativa che c’è sul tema, soprattutto a livello di holding di portafoglio. Chiaramente, il Sustainability Rating non può essere usato come unico fattore nelle decisioni di investimento e non deve assolutamente essere inteso come una raccomandazione di acquisto di un fondo.